Guida pratica
Il sito web per la tua attività:
una guida per gente pratica.
Tutto quello che dovresti sapere — spiegato senza jargon, senza tecnicismi e senza perderti tempo. Se hai un'attività, un mestiere, una bottega o uno studio, questa pagina è per te.
In questa guida
La differenza tra affittare una vetrina e averne una di proprietà.
Quando apri una pagina Facebook per la tua attività, stai — nel senso più letterale — aprendo un banco al mercato coperto di qualcun altro. Il capannone è di Meta. Le regole le fa Meta. Il numero di persone che vede quello che scrivi lo decide Meta, e lo cambia quando vuole, senza dirtelo.
Nel 2012, una pagina Facebook raggiungeva organicamente l'80% dei suoi follower. Oggi raggiunge circa il 2–5%. Non è sfortuna: è un modello di business. Prima ti fai dipendere dalla piattaforma, poi ti fanno pagare per raggiungere le persone che già ti seguono.
Il sito web è diverso. È tuo. Nessuno può cambiarti le regole a giugno quando hai già pianificato settembre. Nessuno può chiudertelo perché un algoritmo ha deciso che i tuoi contenuti non sono abbastanza "engaging". Il dominio e il sito sono proprietà tua — come lo spazio fisico del tuo negozio, solo che non paga l'affitto al metro quadro.
Detto questo: Facebook e Instagram servono. Ma servono come amplificatori di qualcosa che già esiste e che possiedi. Non come sostituto.
Cos'è il dominio. E perché "ristorantedellacultura.wixsite.com" non è la stessa cosa.
Il dominio è l'indirizzo. Non nel senso metaforico — nel senso preciso: è il nome che digiti nella barra del browser, è quello che appare nelle e-mail che mandi, è quello che i tuoi clienti ricordano o dimenticano.
Avere un dominio proprio — osteriabuona.it, idraulicomoretti.com, studiodentisticorossi.it — costa tra i 10 e i 20 euro l'anno. Non è un costo, è un'insegna. E come tutte le insegne, ne vale la pena farne una buona.
ristorante-della-cultura.wixsite.com/homepage non è un'insegna. È un foglietto attaccato con lo scotch.
Sul .it vs .com: per un'attività che lavora in Italia, il .it comunica radicamento locale — e Google tende a preferirlo nelle ricerche italiane. Il .com funziona bene se ti rivolgi anche a clienti stranieri o se il .it era già preso. Nei casi dubbi, prendili entrambi: costano poco e chi sbaglia a scrivere arriva comunque da te.
Come ti trovano le persone che non ti conoscono ancora.
Il passaparola è la forma di pubblicità più efficace che esiste — e lo sarà sempre. Il problema del passaparola è che scala male: funziona finché qualcuno di cui ti fidi ti dice "vai da loro", e non funziona quando quella persona non c'è.
Il SEO è il passaparola che scala. Quando qualcuno a Treviso cerca "idraulico urgente Treviso" alle tre di notte, non chiama un amico: apre Google. Se il tuo sito risponde a quella domanda nel modo giusto, sei tu che rispondi — anche mentre dormi.
Come funziona in pratica? Google manda dei "ragni" a leggere i siti web, capisce di cosa parlano, valuta se il contenuto è utile e specifico, e decide a che posizione metterti quando qualcuno cerca qualcosa di pertinente. Le variabili che influenzano questa decisione si chiamano fattori SEO, e sono centinaia. Le più importanti per un'attività locale sono:
- Che il sito dica chiaramente chi sei, dove sei e cosa fai — nel testo, non solo nelle immagini
- Che il sito carichi velocemente — soprattutto su smartphone
- Che il tuo indirizzo e numero di telefono siano scritti in modo leggibile dai bot
- Che il sito abbia un profilo Google Business verificato e collegato
- Che altri siti linkino al tuo (le cosiddette "citazioni") — questo arriva col tempo
Non è magia. È artigianato digitale: attenzione ai dettagli, costruzione paziente, risultati che durano.
Wix, WordPress e il nipote volenteroso: quando ha senso e quando no.
Ci sono casi in cui il fai-da-te ha perfettamente senso. Se hai tempo, interesse per gli strumenti digitali, e un sito che può essere semplice — Wix o Squarespace funzionano. Non sono strumenti per professionisti del web, ma non devono esserlo per forza.
Il problema del fai-da-te non è il risultato iniziale. È la manutenzione, il SEO dimenticato, i template che diventano obsoleti, le immagini non ottimizzate che rallentano il sito. È la versione mobile che nessuno ha mai guardato sul telefono vero. È il form di contatto che smette di funzionare e nessuno se ne accorge per tre mesi.
Il nipote volenteroso ha lo stesso problema, più uno: a un certo punto cambia lavoro, si trasferisce, o semplicemente ha altro da fare. E il sito diventa un'eredità che nessuno vuole gestire.
Non stiamo dicendo che il fai-da-te sia sbagliato. Stiamo dicendo che ha un costo nascosto che spesso non viene calcolato: il tempo. Il tuo tempo, quello del nipote, quello del commercialista che ti aiuta a sistemare la partita IVA sul sito perché non è quella giusta. Quel tempo ha un valore — e spesso supera il costo di affidarsi a qualcuno.
Le cinque cose che ogni sito di attività locale deve avere.
Chi sei e cosa fai — nella prima schermata
Senza scorrere. Quando un utente arriva sul tuo sito ha una soglia di attenzione di circa tre secondi. Se in tre secondi non capisce cosa fai e dove sei, va altrove. Il nome, il servizio, la città: tutto visibile da subito.
Il numero di telefono — visibile su mobile
Il 70% delle ricerche locali avviene da smartphone. Se il numero di telefono richiede tre tap per trovarlo, hai già perso metà dei clienti potenziali. Dev'essere cliccabile, grande, e possibilmente in testa a ogni pagina.
Dove sei — Google Maps integrata
Non basta scrivere l'indirizzo. Una mappa interattiva riduce le chiamate "come arrivo?" e aumenta la fiducia — i clienti vedono che esisti fisicamente, non sei solo un nome sul web.
Cosa offri — descritto con le parole che usano i tuoi clienti
Non quello che usi tu per descriverlo internamente: quello che cercano i clienti su Google. Un idraulico non scrive "servizi di termoidraulica residenziale" — scrive "sostituzione boiler", "perdita acqua urgente", "installazione riscaldamento". Le parole giuste fanno la differenza.
Prova sociale — qualcosa che dica che ci si può fidare
Non serve un muro di recensioni. Bastano tre-quattro feedback reali, magari con foto, magari con nome e cognome. Oppure i loghi dei clienti principali, o un numero significativo: "300 interventi nel 2024 a Treviso e provincia". Il cervello umano si fida di più di qualcosa che altri hanno già scelto.
Quanto costa davvero un sito web.
La risposta onesta è: dipende. Ma dipende da fattori precisi, e vale la pena conoscerli.
| Opzione | Costo indicativo | Attenzione a |
|---|---|---|
| Fai-da-te (Wix, Squarespace) | 0–20€/mese | Il tuo tempo. Il SEO. La qualità finale. |
| Agenzia tradizionale | 1.500–5.000€ una tantum | Tempi lunghi, preventivi vaghi, aggiornamenti a pagamento. |
| Freelance generico | 500–1.500€ | Qualità variabile. Supporto post-consegna incerto. |
| 123sitoweb | 490€ una tantum + 10€/mese oppure 39€/mese | Niente sorprese. Bozza gratis prima di decidere. |
Il costo nascosto più comune? Il sito fatto bene a metà che non porta clienti, e che si rifà daccapo dopo un anno. Il preventivo più utile che puoi avere è vedere la bozza del tuo sito prima di spendere qualcosa.
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